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Lunedì e martedì, 28 e 29 ottobre, il Ministero alla Fiera di Milano con un ventaglio di incontri e appuntamenti

Tre giorni di lavori a Su Gologone (Sardegna) nell’ambito della Presidenza italiana

C' è chi parla di svolta, chi addirittura di rivoluzione. Sicuramente quella dell'accesso a Medicina era una riforma attesa da molto tempo. Si dice addio al test di ingresso subito dopo la Maturità, lasciando che sia il primo semestre a fare da filtro e stabilire chi possa andare avanti. 

Internazionalizzazione, diritto allo studio e flessibilità. Sono le tre direttive sulle quali lavora la ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini per mettere in ordine le priorità del sistema accademico, che lei stessa definisce «un grande asset strategico dell'interesse nazionale»: «E' importante che gli studenti riescano ad orientarsi dentro un'offerta formativa delle nostre università che spesso è un po' dispersa e dispersiva. Ma è altrettanto fondamentale che non ci siano barriere geografiche: dobbiamo lavorare perché i nostri ragazzi facciano esperienza all'estero e trovino poi le ragioni per tornare, così come devono arrivare talenti da fuori per formarsi nel nostro sistema». 

Previsto un “semestre-filtro”, esami caratterizzanti e una graduatoria per il secondo semestre; gli esami superati saranno comunque validi per altri corsi universitari in caso di non ammissione

Il piano ha come obiettivo lo sviluppo delle eccellenze accademiche del Mezzogiorno.
Gli strumenti a supporto serviranno a rafforzare le infrastrutture, promuovere il partenariato pubblico-privato e valorizzare gli studenti.

Finanzierà progetti su Salute, Alimentazione, Sicurezza energetica, Agri-tech, Water management, Blue skills, Protezione del Mediterraneo. Scadenza: 15 gennaio 2025 ore 17:00 CET

Una formazione universitaria di qualità, garantita sempre e a tutti. Quello che il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini definisce “il vero target da raggiungere” è sicuramente un obiettivo ambizioso. Per avvicinarlo, servono misure concrete: l’incremento del 20% delle borse di studio per le studentesse che scelgono le materie Stem va in questa direzione. Le sfide dell’università italiana però non finiscono qui. Ci sono i fondi del Pnrr, che “gli atenei devono dimostrare di aver saputo spendere bene” e la rivoluzione prodotta dall’intelligenza artificiale, per cui sarà necessario “prevedere la domanda di nuove figure professionali sempre più specializzate”.

«Dal governo nove miliardi per la ricerca In cantiere una riforma delle università»
II ministro: «Abbiamo aumentato le risorse del 21%»

Avviata interlocuzione con la CRUI e con gli atenei per valutare modifiche alla struttura e alle modalità di distribuzione dell’FFO