Il Ministro dell’Università e della Ricerca all’Università degli Studi di Milano

L’intervento all’inaugurazione dell’Anno Accademico 2020/2021

Signor Presidente della Repubblica.

Magnifico Rettore Franzini.

Autorità.

Rettrici, Rettori. Docenti. Personale tecnico-amministrativo.

Care studentesse e cari studenti.

Vi ringrazio per l’accoglienza e mi congratulo con voi per le attività di didattica e di ricerca che avete assicurato durante i mesi più difficili e duri della pandemia, cosi devastante per la nostra città di Milano.

Oggi, con questa 96ma inaugurazione, guardiamo al futuro con una speranza più forte.

Lo facciamo riaffermando quelli che sono i valori distintivi dell’essere università: partecipazione, presenza, comunità, per un ritorno consapevole alla socialità della conoscenza.

Milano, città multiculturale e innovativa, grazie anche allo spiccato civismo dei suoi abitanti e al solido sistema universitario di ricerca, è consapevole dell’importanza di investire anche nei periodi di crisi, nella scienza e nella ricerca. E siamo ora forse più forti e consapevoli della responsabilità e delle conseguenze delle nostre azioni sul medio e lungo termine.

Su queste basi vorrei richiamare alcuni aspetti di particolare rilevanza, fra cui il valore della buona scienza e dei giovani, i pilastri di una società che fa propria una strategia di crescita e sviluppo sostenibile ed equo del Paese.

La scienza, attraverso la ricerca e l’innovazione, rappresenta il motore dell’insegnamento universitario: custodisce e genera conoscenza e valore;  smonta paure, pregiudizi, ignoranza, ma soprattutto innalza la qualità della vita e rende migliori.

Il valore della scienza non dipende dalle classificazioni della ricerca, ma da quanto questa sia caratterizzata da competenza e responsabilità.

L’etica della competenza ci spinge ad approfondire, con rigore e metodo ogni passaggio, affermazione e idea. A sottoporre, con umiltà, il nostro lavoro di ricercatori al confronto critico e alla valutazione di terzi, che, più è severa, indipendente e trasparente, più è utile all’avanzamento e alla qualità della stessa ricerca.

L’etica della responsabilità induce a comprendere la valutazione e accettarne la funzione correttiva; a gestire i finanziamenti riconoscendone il valore economico, sociale e culturale, ma anche a essere consapevoli dei possibili utilizzi che la conoscenza sviluppata possa avere da parte del mondo produttivo.

La buona ricerca è quella che fa avanzare la scienza, che non ha certezze inossidabili, ma è solo forte del suo metodo - quello scientifico – con cui si verifica la sostenibilità delle ipotesi, la riproducibilità dei risultati, il loro impatto e la potenziale usabilità. Per questo la buona scienza non cerca conferme esterne alla comunità scientifica, non teme la valutazione, non rifiuta il confronto critico, chiede e pretende solo rigore, trasparenza, accessibilità, ma soprattutto non poggia, come molta pseudoscienza, su ipotesi fideistiche indimostrabili, né cerca riconoscimenti normativi.

Dobbiamo arginare il pressappochismo scientifico trasmettendo ai giovani la passione per la buona ricerca scientifica, invitarli a studiare e ad approfondire le conoscenze in ogni campo, trasferendo loro metodologie, senso critico e dubbio scientifico. E i giovani devono diventarne protagonisti.

Diamo loro fiducia, garantendo e rispettando i loro diritti: da quello di poter accedere agli studi indipendentemente dalle condizioni economiche di provenienza a quello di condurre ricerche libere con alte percentuali di errore.

È con questo spirito che stiamo elaborando le nostre proposte di riforma, semplificazione e verifica che consentiranno di spendere bene le ingenti misure messe in campo dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con le altre importanti risorse comunitarie e nazionali.

Aiuterà in questo il Fondo italiano per la scienza, con 50 milioni per l’anno 2021 e 150 milioni a partire dall’anno 2022.

Un investimento sul futuro, sui ricercatori, per rendere competitiva la scienza italiana nel mondo e tornare ad attrarre in Italia le menti più brillanti.

Sono azioni che fanno invertire la rotta e dimostrano quanto questo governo consideri centrale la ricerca e la formazione per la crescita del Paese.

Tocca a noi, a tutta la comunità scientifica e accademica, saper accompagnare con responsabilità questo impegno.

Molte di queste risorse non sono a fondo perduto, sono un debito verso l’Europa e un credito di fiducia che voi, studentesse e studenti, state concedendo.

Un credito che non va sprecato, se per i giovani davvero intendiamo essere costruttori di opportunità e compagni di viaggio capaci di puntare a migliori orizzonti.

Buon anno accademico a tutti noi.