Il 1° novembre si celebra la Giornata Internazionale dei Fondali Oceanici Profondi, istituita dall'Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA) per promuovere la conoscenza e la tutela degli ecosistemi che si estendono oltre le giurisdizioni nazionali, che rappresentano una delle ultime grandi frontiere dell'esplorazione scientifica e le cui risorse costituiscono, ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, patrimonio comune dell’umanità.
Anche l'Italia contribuisce attivamente alla ricerca internazionale sugli oceani profondi attraverso progetti e iniziative che rafforzano la conoscenza scientifica necessaria per una gestione sostenibile di questi ambienti straordinari.
Tra questi, MiningImpact3, sostenuto nell'ambito dell'azione congiunta Ecological Aspects of Deep-Sea Mining di JPI Oceans, riunisce ricercatori europei per studiare gli impatti a lungo termine delle attività estrattive sui fondali profondi e fornire basi scientifiche ai processi decisionali internazionali in materia di deep-sea mining. L'Italia partecipa all'iniziativa attraverso il sostegno del MUR e il coinvolgimento della comunità scientifica nazionale (Università Politecnica delle Marche).
Un ulteriore contributo arriva dal progetto DEEP-FUN (Deep-sea Microbial-Fungal Interactions and their role in global ecosystem functioning), finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza del MUR e coordinato dall'Università Politecnica delle Marche. Il progetto studia la biodiversità degli ecosistemi profondi e il ruolo delle comunità microbiche nei cicli globali del carbonio e dei nutrienti, attraverso una campagna di ricerca transoceanica che attraversa Mediterraneo, Atlantico e Pacifico a bordo della nave da ricerca Laura Bassi, gestita dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS), con campionamenti previsti fino a 4.000-5.000 metri di profondità. I risultati contribuiranno a migliorare la comprensione del legame tra biodiversità oceanica e clima e a supportare la tutela degli ecosistemi abissali.
L'Italia contribuisce alla ricerca sui fondali profondi anche attraverso le infrastrutture di ricerca. Tra queste lo European Multidisciplinary Seafloor and Water Column Observatory (EMSO), un consorzio pan-europeo ospitato dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), che ha l’obiettivo di promuovere l’esplorazione gli oceani e mari che circondano l’Europa e la migliore comprensione dei fenomeni che avvengono in ambiente oceanico profondo. Inoltre, lo European Consortium for Ocean Research Drilling (ECORD) coordina attività di perforazione scientifica dei fondali oceanici per ricostruire la storia geologica, climatica e biologica del nostro pianeta. La partecipazione nazionale, supportata attraverso il Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca per le infrastrutture di ricerca, è coordinata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e consente ai ricercatori italiani di prendere parte all'International Ocean Discovery Program (IODP³), una delle più importanti iniziative internazionali dedicate all'esplorazione del sottosuolo oceanico e dei processi che governano l'evoluzione della Terra.
Accanto alle attività di ricerca, l'Italia investe anche nella formazione delle future generazioni di scienziati del mare. In questo contesto, l'Istituto di Scienze Marine (ISMAR) del CNR organizza la seconda edizione della Deep-Sea Frontiers School, in programma a Bologna dal 15 al 19 febbraio 2027. La scuola è dedicata ai processi che modellano il fondale oceanico e alle loro implicazioni per le risorse marine, i rischi naturali e gli habitat profondi, offrendo ai giovani ricercatori un'opportunità di alta formazione su uno dei settori più dinamici della ricerca oceanografica contemporanea.
La ricerca scientifica è fondamentale per accrescere la conoscenza degli oceani profondi e garantire che le decisioni sul loro futuro, ivi incluso l’utilizzo sostenibile delle loro risorse, siano fondate sulle migliori evidenze disponibili. Attraverso la partecipazione a programmi internazionali, il sostegno a progetti e infrastrutture di eccellenza e la promozione della formazione avanzata, l'Italia contribuisce a far luce su uno degli ambienti meno conosciuti del Pianeta.